Barzelletta finale

Marco Fioretti ha appena finito di partecipare a un corso di aggiornamento presso un’importante casa-madre sulle novità tecnologiche del settore.
Mentre si dirige verso l’ascensore per tornare alla macchina si sente proprio bene: tutte le nuove tecnologie gli sono ben chiare in mente e si sente un leone della scienza e della tecnica: sa che con la sua sapienza contribuisce a migliorare il mondo.
Entra in ascensore con l’aria di chi sta per salvare l’umanità.
Ma sul pannello ci sono solo due pulsanti: SU e GIÙ.
Lui sorride con superiorità e dice ad alta voce, perché tutti capiscano: «Ah, la classica trappola per menti semplici. Io non premo pulsanti. Io ottimizzo.»
Estrae dal taschino un pennarello, si schiarisce la voce e comincia a fare calcoli sullo specchio dell’ascensore.
«Se considero la gravità, la spinta di Archimede dell’aria, l’attrito delle guide e la probabilità che l’edificio sia stato costruito in bolla… Posso dedurre che…»
Una signora lo guarda perplessa. «Scusi… deve salire o scendere?»
«Non posso ridurre il problema a una dicotomia!» risponde lui. «L’ignoranza sceglie. La scienza dimostra.»
Un ragazzo allunga il braccio per premere GIÙ.
Marco Fioretti gli blocca la mano con gesto teatrale. «Fermati! Potresti compromettere l’esperimento.»
Poi tira fuori una moneta.
«Vedi? Se faccio ruotare la moneta in senso orario, induco un campo vorticoso che orienta l’ascensore verso l’alto. È fisica avanzata! Io ora la faccio ruotare in senso antiorario per scendere.»
Fa girare la moneta sul pavimento. La moneta rotola, sbatte contro la parete e finisce sotto la scarpa della signora, che proprio in quel momento aveva cambiato appoggio.
L’ascensore rimane fermo.
Marco Fioretti annuisce soddisfatto: «Esatto. È la prova che aspettavo. Significa che l’ascensore non si muove finché non ha un’informazione completa.»
Il ragazzo, ormai stufo, preme GIÙ.
L’ascensore parte immediatamente… ma si muove verso l’alto.
Marco impallidisce. Poi recupera la posa da genio.
«Come previsto! È un edificio in cui GIÙ è una convenzione sociale. Qui siamo oltre la semantica.»
Si aprono le porte: sono arrivati al terrazzo sul tetto. Davanti a loro, un cartello enorme dice:
ASCENSORE FUORI SERVIZIO — USARE LE SCALE.
Marco Fioretti legge il cartello. «Ah. Ecco. Era una simulazione. Molto realistica.»
Poi esce dall’ascensore con dignità, imbocca le scale e borbotta: «Comunque l’avevo capito subito. Ho solo voluto farvi assistere al ragionamento».
Marco si sveglia di colpo, urlando.
La moglie, preoccupata, gli chiede: «Marco, che succede?».
«Ho avuto un incubo. Ho sognato che ero chiuso in un ascensore assurdo e che ammorbavo le persone nell'ascensore con teorie deliranti.»
«E allora?»
«E allora mi ero reso conto che avevo dimenticato il cellulare nell’aula del corso!»